Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
domenica 20 novembre 2011
venerdì 19 agosto 2011
mercoledì 13 luglio 2011
da Gabriel Garcìa Marquez "Non sono venuto a far discorsi" Mondadori, 2010
...."Quanto al mio metodo di lavoro, è abbastanza coerente con ciò che vi sto dicendo. Non so mai quanto riuscirò a scrivere nè se scriverò. Aspetto che mi venga in mente qualcosa e, quano mi viene un'idea che ritengo buona, me la rimugino in testa e la lascio maturare. Quando l'ho rifinita (e a volte passano molti anni, come nel caso di "Cent'Anni di Solitidine" a cui ho pensato per diciannove anni), quando l'ho rifinita, ripeto, e lì comincia la parte più difficile e quella che più mi annoia. Perchè la cosa più piacevole della storia è concepirla, affinarla pian piano, girandosela e rigirandosela in testa, cosicchè al momento di mettersi a scriverla ormai non interessa un granchè, o almeno a me non interessa un granchè".
pag.13
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